Film generati dall'IA: la produzione corre, ma la distribuzione?

Mentre l'Odissea di Christopher Nolan arriva in sala con un budget di circa 250 milioni di dollari, la startup Fountain O lancia la sua versione AI, costata quanto un'utilitaria. Produrre un lungometraggio è diventato quasi gratuito ma trovare un pubblico disposto a pagarlo resta ancora un problema.

Il 17 luglio la Universal porta nelle sale The Odyssey di Christopher Nolan, con Matt Damon nei panni di Odisseo, Anne Hathaway in quelli di Penelope e un cast che annovera Zendaya, Robert Pattinson, Tom Holland e Charlize Theron. Il budget di produzione si aggira sui 250 milioni di dollari, una delle cifre più alte mai investite su un adattamento letterario.

Tre giorni prima dell'uscita, come racconta The Hollywood Reporter, Fountain O - una società nata per produrre film e serie interamente generati con l'intelligenza artificiale - ha annunciato Odysseus: The Fall, un lungometraggio di 135 minuti firmato da Ash Koosha e costato, secondo la produzione, poche decine di migliaia di dollari. La strategia è dichiarata senza alcun imbarazzo: agganciarsi alla macchina promozionale di Nolan e invitare gli spettatori a confrontare le due versioni dello stesso mito, quella costruita da una delle produzioni più costose della storia recente e quella che Koosha definisce la collaborazione di un solo uomo con l'IA.

Il rapporto tra i due budget è di circa cinquemila a uno. È il dato che rende il caso interessante al di là della trovata di marketing: per la prima volta due opere tratte dalla stessa fonte, uscite nello stesso mese, permettono un confronto diretto tra la filiera industriale tradizionale e quella generativa.

Da Tribeca a Kling: un anno di accelerazione e fragilità

Fountain O aveva già fatto notizia a giugno, quando Dreams of Violets - docudrama di 75 minuti sulle proteste di Teheran, realizzato con circa 2.000 dollari - è diventato il primo lungometraggio live action interamente generato dall'IA accettato da un grande festival, il Tribeca di New York. I fratelli Koosha, nati in Iran e fuggiti dal Paese nel 2009, hanno potuto raccontare una storia iraniana senza dover mettere piede nel loro paese.

Ma il terreno su cui questi progetti vengono costruiti è più fragile di quello che sembra. Odysseus: The Fall è stato realizzato con Kling, generatore video cinese, insieme a strumenti di Google e Claude. La scelta di Kling ha una ragione ben precisa: OpenAI ha chiuso Sora ad aprile 2026, dopo che i costi operativi - circa un milione di dollari al giorno secondo le ricostruzioni della stampa - si erano rivelati insostenibili a fronte di ricavi totali di appena 2,1 milioni di dollari.

La chiusura di Sora ha travolto anche il progetto più ambizioso del settore. Critterz, film d'animazione da 30 milioni di dollari sostenuto da OpenAI e scritto dagli sceneggiatori della saga di Paddington, avrebbe dovuto debuttare al festival di Cannes a maggio. Ha però mancato l'appuntamento proprio perché il suo strumento principale è stato dismesso e i produttori sono ora alla ricerca di un nuovo partner, rinviando l'uscita a inizio 2027. La lezione per chiunque produca con questi strumenti è netta: chi costruisce un film su un modello che non controlla, costruisce su fondamenta che possono sparire con la velocità di un comunicato stampa.

Il nodo che nessuno ha sciolto: chi paga per vederli?

C'è un dettaglio della vicenda Fountain O che racconta più di qualunque annuncio: dopo Tribeca, nessuno streamer o distributore ha acquistato Dreams of Violets. La società lo renderà disponibile sul proprio sito a 9,99 dollari a noleggio e la stessa sorte attende Odysseus: The Fall questa estate.

Anche The Sweet Idleness, il progetto di Andrea Iervolino presentato come primo lungometraggio diretto dall’AI - il regista virtuale FellinAI, con un cast digitale creato da Actor+ - è arrivato alla sua finestra di uscita americana, fissata a febbraio 2026, accompagnato più da curiosità e scetticismo che da domanda reale del pubblico.

A oggi, nessun lungometraggio generato dall'AI ha dimostrato di saper generare incassi. Il valore di questi film resta altrove: sono dimostrazioni tecnologiche o strumenti promozionali per chi sviluppa i software. Fountain O lo ammette apertamente, usando i propri titoli per promuovere il sistema proprietario di produzione video costruito con l'ex dirigente NBC Tom Rogers. Lo stesso Koosha, del resto, invita a ridimensionare il ruolo della tecnologia, affermando che “uno strumento non ha mai fatto un film che valesse la pena guardare.”

Le opportunità restano concrete e sarebbe miope negarle: previsualizzazione, effetti visivi, doppiaggio, restauro e soprattutto l'abbattimento della barriera economica per opere che il sistema tradizionale non finanzierebbe mai. I rischi sono altrettanto concreti: l'impatto sul lavoro di troupe e interpreti, le questioni irrisolte sui dati di addestramento dei modelli e un'offerta di contenuti AI che cresce molto più in fretta della domanda reale.

L'Italia: un laboratorio vivace

La sperimentazione esiste anche in Italia ed è più concreta di quanto si creda. A Napoli, la Max Adv Production di Massimiliano Triassi ha realizzato Aurion – La Prima Luce, presentato come il primo film di fantascienza italiano interamente generato con l'AI, per il cui solo trailer sono stati impiegati diciassette software diversi. Pompei Z di Andrea Biglione punta alla sala nel 2026 con un lungometraggio generato dall'AI ma scritto e sceneggiato da esseri umani, post-prodotto in 4K come un film tradizionale.

A Venezia il Reply AI Film Festival, organizzato con Mastercard e con una giuria presieduta quest'anno da Gabriele Muccino, ha raccolto 2.181 cortometraggi per l'edizione 2026, il numero più alto nella storia del concorso. Perfino la commedia popolare ha fiutato il tema: Leonardo Pieraccioni porta in sala dal 19 novembre Un Weekend Artificiale, che dell'AI fa materiale comico.

Quello che manca è la risposta strutturale. Le sperimentazioni italiane nascono ai margini del sistema mentre il cuore dell'industria osserva. Sul fronte dei grandi player pubblici e privati non si vedono ancora linee guida di produzione, percorsi di formazione per le maestranze o cornici contrattuali sull'uso dei materiali generati, temi su cui altri mercati europei stanno già negoziando. Il rischio per l'Italia è di ripetere un copione già visto con lo streaming: subire la trasformazione invece di governarla.

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Tilly Norwood, attrice AI, avrà il suo primo film. Questo debutto riguarda anche il cinema italiano