Il Necrologio di Sora

Cosa ci dice la ritirata di OpenAI sul futuro dell’IA nel settore dell’audiovisivo.

Due anni fa, il noto regista statunitense Tyler Perry era così scosso da un video demo di OpenAI da mettere in pausa l'espansione del suo studio, da 800 milioni di dollari, in Atlanta. Non perché i video fossero perfetti - non lo erano - ma perché era preoccupato dai cambiamenti epocali che questa tecnologia avrebbe comportato. Oggi, 24 Marzo 2026, OpenAI ha annunciato, in silenzio, la chiusura di Sora. Nessuna conferenza stampa. Nessuna spiegazione dettagliata. Solo un breve post: "Diciamo addio a Sora."

Nel giro di poche ore, Disney ha confermato il suo ritiro dall'accordo da un miliardo di dollari annunciato appena tre mesi prima. Un'intesa che avrebbe dovuto ridisegnare il rapporto tra Hollywood e l'intelligenza artificiale.

Una breve storia di Sora: dallo shock alla chiusura

OpenAI ha presentato Sora per la prima volta a febbraio 2024. La reazione era stata elettrica. Lo strumento era in grado di generare video fotorealistici da un semplice prompt testuale e i risultati non assomigliavano a nulla che l'industria avesse mai visto prima. Movimenti di camera, illuminazione, sfondi convincenti: tutto a partire da una frase digitata in una casella di testo. Hollywood entrò subito nel panico.

La prima versione pubblica di Sora è arrivata a dicembre 2024. Poi, a settembre 2025, OpenAI ha lanciato Sora 2, una versione ancora più avanzata. Audio nativo. Movimento iperreale. La possibilità di inserire sé stessi in una scena. Ha raggiunto il primo posto sull'App Store di Apple e ha superato un milione di download più rapidamente di ChatGPT. Ogni dato suggeriva un razzo in ascesa. Invece, il razzo ha perso quota.

A gennaio 2026 i download erano già calati del 45%. Il clamore iniziale era stato enorme, ma una base di utenti solida e fedele non si era mai formata. Nel frattempo, OpenAI si stava preparando a una IPO e le priorità interne si stavano spostando con decisione verso i software di produttività: una cosiddetta "superapp" che avrebbe unificato ChatGPT, la piattaforma di coding Codex e un nuovo browser chiamato Atlas. Sora non rientrava nei piani.

L'Accordo Disney: un miliardo di dollari in fumo

La partnership OpenAI-Disney, annunciata a dicembre 2025, aveva tutti gli ingredienti per essere uno spartiacque. Disney avrebbe investito un miliardo di dollari in OpenAI, concesso in licenza oltre 200 dei suoi personaggi - da Frozen a Star Wars, fino all'universo Marvel - per i video generati dagli utenti su Sora, e integrato la tecnologia su Disney+. Bob Iger, all'epoca ancora CEO di Disney, l'aveva definita una svolta verso una nuova era di coinvolgimento dei fan. Il momento in cui Hollywood smetteva di combattere l'IA e cominciava a lavorarci insieme.

C'è una nota importante da fare: mentre Disney stringeva questa partnership con OpenAI, stava attivamente citando in giudizio altre aziende di intelligenza artificiale per violazione del copyright, tra cui un cease-and-desist inviato a Google con l'accusa di sfruttare la proprietà intellettuale di Disney su "scala massiccia." Il messaggio era chiaro: Disney non stava abbracciando l'IA in blocco. Stava cercando di controllare i termini dell'accordo. Con la chiusura di Sora, quei termini sono evaporati.

La risposta ufficiale di Disney è stata garbata e diplomatica: "Apprezziamo la collaborazione costruttiva tra i nostri team e quanto abbiamo imparato da essa, e continueremo a lavorare con le piattaforme di IA per trovare nuovi modi di incontrare i fan dove si trovano, abbracciando in modo responsabile nuove tecnologie che rispettino la proprietà intellettuale e i diritti dei creator." Traduzione: non abbiamo chiuso con l'IA. Abbiamo chiuso con questo capitolo specifico.

Il campo è ancora vivo e vegeto

Google DeepMind / Veo 3

Attualmente il player più significativo rimasto in campo su scala reale. Ha corteggiato attivamente i filmmaker con una suite di strumenti creativi — e soprattutto non ha ancora stretto accordi con i grandi detentori di IP (il che potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo, dato il clima legale attuale).

ByteDance / Seedance 2.0

Il concorrente cinese arrivato in contemporanea a Sora 2 e altrettanto potente tecnicamente — con guardrail ancora più ridotti su tutele delle somiglianze e copyright. Profondamente controverso, e un promemoria che la battaglia sulla proprietà intellettuale è globale, non solo un problema di Hollywood.

Netflix / InterPositive

Netflix ha recentemente acquisito InterPositive, una società di IA fondata da Ben Affleck. Un segnale che gli studios più lungimiranti non stanno aspettando piattaforme esterne — stanno costruendo le proprie, addestrate su IP che già possiedono.

La corsa alla generazione video tramite IA non è finita. Se mai, l'uscita di Sora concentra l'attenzione su un numero più ristretto di player. Veo 3 di Google è oggi di fatto l'unico strumento su larga scala che non si è ancora invischiato nelle guerre sulla proprietà intellettuale. E con studios come Netflix che costruiscono silenziosamente un'infrastruttura IA proprietaria, il campo di battaglia si sta spostando dalle piattaforme pubbliche agli ecosistemi chiusi, dove gli studios controllano i dati di addestramento e l'output.

Cosa significa per i filmmaker e l'industria

Ecco il nostro take, come casa di produzione che lavora ogni giorno con filmmaker emergenti.

Il ciclo di hype intorno agli strumenti di IA si muove più velocemente di quanto riescano gli strumenti stessi. Sora è passato da demo capace di seminare il panico nell'industria ad app chiusa nel giro di meno di due anni. Chiunque abbia ristrutturato l'intero flusso di lavoro intorno a Sora è ora esposto. Questa deve essere una lezione concreta: gli strumenti che promettono di ridefinire la produzione devono guadagnarsi la fiducia nel tempo, prima di entrare nei percorsi critici del tuo lavoro.

Inoltre, la tensione del momento non è dovuta alla tecnologia in sé ma dalla proprietà intellettuale che la fa andare avanti. La battaglia tra le aziende di IA e i detentori dei diritti non riguarda davvero se l'IA sia buona o cattiva per la creatività. Riguarda chi possiede la materia prima che fa funzionare questi sistemi e chi ne trae profitto. Disney ha citato in giudizio alcune aziende di IA mentre ne affiancava un'altra. Questa è una battaglia legale ed economica tanto quanto creativa ed è lontana dall'essere risolta.

Il punto più importante è di non affidare il proprio processo creativo a una piattaforma che non controlli. Gli studios che stanno costruendo silenziosamente le proprie capacità di IA - Netflix e InterPositive ne sono l'esempio più chiaro - capiscono qualcosa che il dibattito frenetico intorno a Sora ha spesso oscurato: l’elemento più potente dell'IA nella produzione creativa non è la sostituzione gli artisti, ma amplificare ciò che un piccolo team riesce a fare.

È la prospettiva con cui ragioniamo in Video Artists. La tecnologia non come scorciatoia, ma come possibile strumento per migliorare e rendere più efficaci le nostre risorse.

Il Quadro Generale

L'arco di Sora - da debutto sbalorditivo a chiusura silenziosa in meno di due anni - è quello che accade quando una tecnologia avanza più velocemente dell'infrastruttura culturale, legale e commerciale necessaria a sostenerla. Lo strumento era genuinamente impressionante. L'ambizione era reale. Ma l'ecosistema - i framework sulla proprietà intellettuale, le relazioni con i creator, il modello di business - non ha mai avuto il tempo di stare al passo.

Quello che viene dopo è più difficile da prevedere e, forse, più interessante. Studios che costruiscono modelli proprietari. Concorrenti globali con meno vincoli. Battaglie legali che stabiliranno precedenti per decenni. E da qualche parte, in mezzo a tutto questo rumore, i filmmaker continuano a fare scelte su come raccontare storie, con qualsiasi strumento possa rendere quelle storie migliori.

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