Netflix compra il Mondiale di calcio 2030 in Spagna: le piattaforme puntano al cuore dei diritti sportivi
Netflix trasmetterà in esclusiva tutte le 104 partite del Mondiale 2030 in Spagna e Andorra, nel paese campione del mondo che co-ospiterà il torneo. È il primo Mondiale maschile nel catalogo della piattaforma e il segnale più netto di un mercato in cui gli streamer contendono ormai gli eventi più pregiati a televisioni pubbliche e operatori specializzati.
13 ottobre Netflix e la FIFA hanno annunciato che la piattaforma avrà i diritti esclusivi in Spagna e Andorra per l'intero Mondiale 2030, l'edizione del centenario. Il torneo si giocherà tra Spagna, Portogallo e Marocco, con tre partite celebrative in Argentina, Uruguay e Paraguay, e sarà il primo distribuito su tre continenti. La Spagna ci arriverà da campione in carica, dopo aver battuto l'Argentina nella finale del 2026. Netflix produrrà la diretta di ogni incontro con studio prepartita, intervallo e commento finale pensati per il pubblico spagnolo, più un riepilogo quotidiano e una programmazione di avvicinamento al torneo. Il prezzo dell’accordo non è stato reso noto.
L'esclusiva ha confini precisi. In Spagna una partita per giornata sarà visibile gratuitamente. Inoltre, un'emittente nazionale in chiaro, che Netflix non ha ancora indicato, trasmetterà tutte le gare della nazionale, le due semifinali e la finale. La clausola risponde alla legge spagnola sulla comunicazione audiovisiva del 2022, che consente al governo di fissare un elenco di eventi di interesse generale e obbliga chi ne detiene l'esclusiva a pagamento a mandarli in onda in chiaro o a cederli a un canale gratuito.
Il precedente spagnolo aiuta a capire che cosa Netflix abbia davvero acquistato. Per il Mondiale 2026 RTVE si era assicurata un pacchetto di 33 partite in chiaro, per circa 55 milioni di euro secondo la stampa spagnola, mentre Mediapro aveva gestito l'offerta a pagamento con tutte le 104 gare, 71 delle quali in esclusiva. Secondo i dati riportati da Xataka, la finale tra Spagna e Argentina ha raccolto in media oltre 15,7 milioni di spettatori, e il canale a pagamento ne ha intercettati 891.000, meno del 6% del totale. Le partite che muovono davvero il paese resteranno quindi gratuite. Netflix compra il torneo nel suo insieme: il marchio, oltre un mese di appuntamenti quotidiani, la possibilità di costruire attorno all'evento contenuti e pubblicità, e il ruolo di interlocutore obbligato per chi vorrà trasmettere in chiaro.
Eventi, non campionati
L'operazione è coerente con la linea che Netflix ripete da quando è entrata nello sport dal vivo. A maggio il co-CEO Ted Sarandos l'ha formulata senza ambiguità in un'intervista a Fox Business: “Non facciamo offerte per intere stagioni sportive, NFL compresa”.
La piattaforma ha costruito il proprio palinsesto sportivo su appuntamenti singoli e riconoscibili. Ha l'esclusiva globale di WWE Raw grazie a un accordo decennale stimato in circa 5 miliardi di dollari, trasmette le partite NFL del giorno di Natale e quest'anno ne aggiunge altre, tra cui la gara inaugurale in Australia e quella della vigilia del Ringraziamento. Ha mandato in onda tre eventi della Major League Baseball, dall'Opening Night all'Home Run Derby, e a dicembre trasmetterà l'incontro di pugilato tra Tyson Fury e Anthony Joshua. Sul calcio aveva già acquistato i diritti per Stati Uniti e Canada dei Mondiali femminili del 2027 e del 2031. Il Mondiale maschile in un paese ospitante rappresenta un salto di scala dentro la stessa logica.
I conti del live
La lettera agli azionisti del secondo trimestre spiega perché Netflix accetti di pagare cifre importanti per contenuti che durano poche ore. Nel 2026 la programmazione dal vivo assorbirà poco più del 5% della spesa in contenuti e genererà circa l'1% delle ore di visione. Lo stesso documento ricorda però che gli eventi live hanno prodotto sei dei dieci giorni con più nuovi abbonati degli ultimi cinque anni, pur essendo in palinsesto solo dal 2023. A questo si aggiunge la pubblicità: Netflix prevede di chiudere l'anno con circa 3 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari, quasi il doppio del 2025, e indica proprio gli eventi in diretta come il richiamo principale per gli inserzionisti, che cercano un pubblico collegato nello stesso momento.
In Francia la piattaforma sperimenta anche una strada complementare. Da giugno gli abbonati francesi trovano dentro Netflix i canali lineari del gruppo TF1, con le partite della nazionale di calcio e il rugby, senza che Netflix detenga quei diritti. La piattaforma può quindi comprare l'evento quando conta davvero, oppure ospitare lo sport degli altri e diventare il luogo in cui il pubblico lo guarda.
Una corsa che ha cambiato scala
Secondo le stime di Ampere Analysis, nel 2026 i servizi di streaming spenderanno 14,2 miliardi di dollari in diritti sportivi, il 7% in più rispetto all'anno precedente. Amazon Prime Video ne coprirà circa il 27%, pari a 3,8 miliardi, superando DAZN, che guidava la classifica dal 2018, grazie al primo anno completo del contratto undicennale con la NBA, stimato intorno a 1,8 miliardi a stagione. Paramount entra tra i primi cinque con l'accordo da 1,1 miliardi l'anno per la UFC negli Stati Uniti. Netflix vale per ora il 5% di questa spesa. Il dato più significativo riguarda però il peso complessivo delle piattaforme generaliste, da Prime Video a Disney+, da Apple TV a Netflix: secondo Ampere passeranno dal 31% al 44% della spesa totale degli streamer in un solo anno.
In Europa l'avanzata procede a strappi. Dal 2027 Paramount+ trasmetterà gran parte della Champions League nel Regno Unito e un pacchetto consistente in Germania. In Spagna, invece, la Liga ha confermato Movistar Plus+ e DAZN fino al 2032 per 5,25 miliardi di euro sul mercato residenziale, nonostante le voci su un interesse di Amazon. In Italia la Champions del ciclo 2027-2031 resta divisa tra Sky, con 184 partite a stagione, e Amazon, con 19. Netflix è stata a lungo indicata come possibile acquirente, ma il pacchetto globale con una partita esclusiva per turno, che la UEFA aveva immaginato per una piattaforma internazionale, non ha trovato un accordo.
I rischi: tecnologia, pubblico, regole
Il primo rischio è tecnico. Nel novembre 2024 l'incontro tra Jake Paul e Mike Tyson, uno dei picchi di traffico più alti nella storia di Netflix, fu segnato da interruzioni e cali di qualità lamentati da molti spettatori. Un Mondiale nel paese ospitante, con partite quotidiane per oltre un mese, sarà un banco di prova di dimensioni diverse, anche se mancano ancora quasi quattro anni.
Il secondo riguarda il pubblico. Lo spostamento sullo streaming può ridurre la platea: a luglio l'Home Run Derby trasmesso da Netflix ha raccolto 5,3 milioni di spettatori, il dato più basso dal 2003. La frammentazione dell'offerta pesa anche sulla percezione dei tifosi. Secondo un sondaggio di Fox News di marzo, il 72% degli appassionati americani ritiene che i grandi eventi debbano restare sulla televisione gratuita, mentre la stampa americana riferisce che il Dipartimento di Giustizia sta esaminando il passaggio della NFL verso le piattaforme.
Il terzo rischio è regolatorio, e in Europa limita l'esclusiva in partenza. Spagna e Italia proteggono per legge il nucleo emotivo del torneo, cioè le partite della nazionale e la finale. Chi compra tutto il Mondiale compra quindi molte partite di contorno e un rapporto obbligato con le emittenti pubbliche. Per chi lavora nell'audiovisivo resta infine una domanda aperta: ogni dollaro destinato ai diritti sportivi esce dallo stesso budget che finanzia serie e film, e un 5% della spesa che genera l'1% delle visioni lascia intuire dove possa nascere qualche tensione.
E l'Italia?
Il mercato italiano conosce già il modello che Netflix propone in Spagna. Per il Mondiale 2026 la FIFA ha assegnato a DAZN tutte le 104 partite, e la Rai ne ha trasmesse 35 in chiaro in co-esclusiva. L'Italia è rimasta fuori per la terza edizione consecutiva, eppure secondo Calcio e Finanza la Rai ha registrato una media di 4,73 milioni di spettatori con il 34% di share, meglio del 2018 e del 2022, e la finale tra Spagna e Argentina ha superato i 13,2 milioni con uno share vicino al 70%. La televisione gratuita resta il luogo in cui il paese si ritrova davanti al grande evento.
Il quadro normativo va nella stessa direzione. Il 29 aprile l'AGCOM ha aggiornato l'elenco degli eventi di particolare rilevanza per la società, confermando l'obbligo di trasmettere in chiaro e in diretta integrale le partite dell'Italia ai Mondiali e agli Europei, finale compresa. Se un operatore a pagamento ne acquista i diritti e non raggiunge l'80% della popolazione, deve offrirli ad altri a condizioni eque e non discriminatorie. In uno scenario simile uno streamer globale potrebbe comprare un grande torneo anche in Italia, ma dovrebbe comunque costruire un'alleanza con la Rai o con un'altra rete generalista. L'ingresso di Netflix nell'asta per un Mondiale maschile introduce però un compratore con risorse e obiettivi diversi da quelli dei broadcaster tradizionali, e questo cambierà il prezzo di partenza per tutti.
Chi possiede l'evento, chi lo racconta
L'accordo spagnolo produce un rovesciamento che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato improbabile: la televisione pubblica, o la rete gratuita che Netflix sceglierà, trasmetterà le partite decisive su licenza di una piattaforma californiana. Il rito collettivo resterà in chiaro, mentre la proprietà dell'evento, i dati e la cornice narrativa passeranno a chi ha pagato i diritti. Netflix ha già mostrato con le docuserie sportive che il valore di una competizione si estende ben oltre i novanta minuti, nei racconti di spogliatoio e nei ritratti dei protagonisti che continuano a generare visioni per anni. Se il modello funzionerà nel 2030, i diritti sportivi diventeranno anche un motore di committenza per documentari, serie e formati di intrattenimento, e la vera competizione tra broadcaster e piattaforme si sposterà su chi saprà trasformare un mese di partite in un anno di contenuti.