Kodak fa una nuova scommessa e lancia la Verita 200D.

Ideata per la serie "Euphoria", Verita 200D arriva in un momento in cui girare su pellicola è di nuovo prestigioso. Resta, però, un privilegio economico che pochi produttori indipendenti europei possono realisticamente sostenere.

Un negativo nato dalla televisione

Il 13 aprile 2026 - il giorno dopo la première della terza stagione di "Euphoria" su HBO - Eastman Kodak ha annunciato la Verita 200D. Non si tratta di un aggiornamento della linea VISION3, né di un rebranding commerciale. La Verita è un prodotto diverso: un negativo a luce diurna con sensibilità 200 ASA, gamma dinamica più corta ma più densa rispetto ai VISION3, neri profondi, saturazione alta e una resa delle tonalità della pelle descritta come naturale e calda. Disponibile nei formati 65mm, 35mm e 16mm, è pensata per un look che Kodak definisce esplicitamente "classico", un rimando alla Hollywood degli anni Sessanta e Settanta che non è casuale.

La genesi della pellicola è insolita e merita attenzione. La Verita 200D è stata sviluppata in collaborazione diretta con il regista Sam Levinson e il direttore della fotografia Marcell Rév, che avevano bisogno di un'emulsione specifica per la terza stagione di "Euphoria". Le conversazioni tra Rév e Kodak sono iniziate oltre tre anni fa. Il risultato è stato testato, corretto e portato a maturazione nel corso della produzione stessa: Levinson e Rév hanno esposto oltre un milione di piedi di pellicola Verita in 35mm e 65mm, rendendo "Euphoria" una delle prime serie televisive nella storia a utilizzare il formato largo 65mm.

Chi sta già usando la Verita?

Kodak ha già immesso la Verita sul mercato, anche se solo come specialty stock disponibile su richiesta. Questo è un chiaro segnale che la domanda esiste al di là di HBO. Il film "The Death of Robin Hood", prodotto da A24 con la regia di Michael Sarnoski e Hugh Jackman come protagonista, è stato girato interamente su Verita 200D dal direttore della fotografia Pat Scola. La pellicola è stata utilizzata anche in spot pubblicitari e videoclip musicali prima del lancio ufficiale, il che suggerisce che Kodak l'ha testata con una rete di collaboratori selezionati prima di renderla disponibile al mercato.

Questo percorso - dalla serie televisiva premium al lungometraggio, passando per la pubblicità - è significativo. Racconta un mercato in cui la pellicola non è più relegata a una nicchia nostalgica ma occupa uno spazio preciso nella filiera produttiva contemporanea, a patto che il budget lo consenta.

La pellicola non è mai stata così viva, né così costosa

La Verita 200D arriva in un momento che Kodak ha costruito con pazienza e con investimenti reali. Nel 2024 l'azienda ha chiuso per cinque settimane lo stabilimento di Rochester per una ristrutturazione importante delle linee produttive dedicate ai materiali fotosensibili, un investimento la cui entità non è stata resa pubblica ma che il rapporto annuale 2025 ha definito necessario per tenere il passo con la crescita della domanda. I numeri di Kodak parlano di un fatturato complessivo superiore al miliardo di dollari e di vendite di pellicola nell'ordine dei cento milioni l'anno, il livello più alto dal 2014, quando la transizione al digitale sembrava aver chiuso la partita.

I dati che arrivano dal vertice dell'industria confermano la tendenza. Agli Oscar del 2025 e del 2026, sia il premio per il miglior film sia quello per la migliore fotografia sono andati a opere girate su pellicola. Christopher Nolan sta girando "The Odyssey" interamente in IMAX su negativo 65mm; il primo lungometraggio concepito dall'inizio alla fine per quel formato. Steven Spielberg, Denis Villeneuve, Paul Thomas Anderson continuano a girare in analogico. Il messaggio estetico che arriva dalla cima della piramide è chiaro: la pellicola non è un vezzo, è una scelta autoriale che i registi più potenti dell'industria fanno attivamente e difendono pubblicamente.

Ma i numeri vanno letti anche nel verso opposto. Girare su pellicola resta un'operazione costosa: il negativo, lo sviluppo, la scansione, lo stoccaggio, la logistica di un materiale fisico che non si può duplicare con un click. Per una produzione americana da cinquanta o cento milioni di dollari, il costo aggiuntivo della pellicola è una voce gestibile. Per una produzione indipendente europea da due o tre milioni, può rappresentare una percentuale del budget che cambia l'equilibrio finanziario del progetto.

Cosa significa per chi produce cinema in Europa?

Qui il discorso diventa più scomodo. La rinascita della pellicola è guidata quasi interamente da produzioni americane ad alto budget e dalle piattaforme streaming che usano il formato analogico come segnale di qualità. Per il cinema europeo indipendente, la pellicola resta nella maggioranza dei casi un lusso inaccessibile. Non perché manchino la competenza o il desiderio. Infatti, l'Europa ha una tradizione di direttori della fotografia che sulla pellicola hanno costruito la propria identità visiva. Al contrario, sono i piani finanziari delle produzioni europee che non prevedono le voci di costo che la pellicola impone. I fondi pubblici, le coproduzioni, le prevendite televisive che sostengono il cinema indipendente del continente sono calibrati su budget digitali.

In Italia il paradosso è particolarmente visibile. Il paese che ha formato generazioni di direttori della fotografia tra i più celebrati al mondo, che ha una cultura dell'immagine cinematografica radicata come poche altre al mondo, oggi produce quasi esclusivamente in digitale. Non per scelta estetica, ma per necessità economica. I budget medi del cinema italiano - che per un film d'autore si aggirano tra uno e tre milioni di euro - non lasciano margine per un ritorno alla pellicola, nemmeno parziale.

Questo non significa che la pellicola sia irrilevante per il cinema italiano. Significa che il suo utilizzo diventa un indicatore di accesso al mercato internazionale: chi può permettersi di girare su pellicola ha probabilmente già una coproduzione, partner distributivi e prevendite che rendono quel costo sostenibile. Per tutti gli altri, la rinascita della pellicola rischia di ampliare un divario estetico che è anche un divario economico.

In Video Artists osserviamo il ritorno della pellicola con rispetto per il mezzo e senza idealizzazioni. La Verita 200D è un prodotto affascinante e il fatto che Kodak abbia sviluppato un'emulsione nuova su misura per una serie televisiva è un segnale forte di quanto il mercato della pellicola sia cambiato: non è più un mercato in declino che vive di scorte, è un mercato in crescita che investe in innovazione. Ma la domanda che ci interessa come produttori non è se la pellicola sia bella — lo è — ma chi può usarla e a quali condizioni. Finché girare su pellicola resterà un privilegio delle produzioni da decine di milioni di dollari, la rinascita dell'analogico sarà anche, involontariamente, un marcatore di disuguaglianza industriale. La vera sfida per Kodak, e per l'intero ecosistema che le ruota intorno, è rendere questa opzione accessibile oltre il vertice della piramide. In caso contrario, la pellicola

Avanti
Avanti

Hollywood lascia i festival: un'occasione e un avvertimento per l’Europa.